02/12/2018
La vita del ciclista urbano medio è scandita dal raggiungimento di numerosi piccoli traguardi personali. Traguardi fisici e mentali che ci imponiamo noi stessi man mano che aumenta la confidenza con la nostra bici.
Il primo giorno ci si accontenta di non cadere dalla sella, entro qualche settimana ci si sforza di non sbagliare strada per la millesima volta, e dopo qualche mese pare che qualcuno impari addirittura a cambiare le camere d'aria bucate senza rivolgersi al negozietto sotto casa.
È solo questione di tempo prima che il suddetto ciclista, in un'orgia di emozioni sempre più contrastanti, passi al lato oscuro della Forza salendo di un ulteriore gradino la scala che conduce al delirio di onnipotenza. Dopo un'incredibile quantità di contusioni e ossa fratturate, basta la prima giornata senza rischiare di essere investiti per dichiararsi invincibili, o è sufficiente passare col verde tutti i semafori di Corso Buenos Aires per credere di avere il dominio della Materia.
È solo questione di tempo prima che il suddetto ciclista, in un'orgia di emozioni sempre più contrastanti, passi al lato oscuro della Forza salendo di un ulteriore gradino la scala che conduce al delirio di onnipotenza. Dopo un'incredibile quantità di contusioni e ossa fratturate, basta la prima giornata senza rischiare di essere investiti per dichiararsi invincibili, o è sufficiente passare col verde tutti i semafori di Corso Buenos Aires per credere di avere il dominio della Materia.
E se sei un ciclista, se sei già in preda al delirio e se abiti a Milano, arriva sempre il momento in cui ti chiedi:
"E se andassi al mare in bici?"
"E se andassi al mare in bici?"
